La Carta dei Servizi

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DISTRETTO SCOLASTICO N° 26

ISTITUTO COMPRENSIVO DI GAZZANIGA

 

CARTA DEI SERVIZI SCOLASTICI

 

(D.P.C.M. 7 GIUGNO 1995)

LEGENDA:  

· Premessa.

· Riferimenti legislativi e normativi.

· Principi fondamentali.

 

 

 

PREMESSA:

La Carta dei Servizi Scolastici da un punto di vista normativo rappresenta la sintesi di un lungo e articolato iter legislativo-amministrativo partorito con l’emanazione della Legge n.241/90 sui procedimenti amministrativi in termini di regole di trasparenza, celerità, pubblicità, partecipazione, efficienza ed efficacia nei rapporti tra la Pubblica Amministrazione e i cittadini. Il cammino è proseguito con il D.Lgs. n.29/93 il quale ha concretizzato i principi suddetti in veri e propri istituti giuridici e strutture organizzative. Successivamente, la Legge n.20/94 ha introdotto il "controllo sulla gestione" della P.A. per verificare legittimità e regolarità della gestione pubblica. Con la Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 27 gennaio ‘94 sono stati puntualizzati i principi fondamentali comuni all’erogazione di servizi pubblici (es. l’uguaglianza e l’imparzialità) e gli strumenti attraverso i quali attuare tali principi (es. adozione di standard, informazione agli utenti).

Una seconda direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 11 ottobre 1994 ha ulteriormente disciplinato le modalità capaci di migliorare stabilmente il rapporto con l’utenza.

Infine, il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 19 maggio ‘95 e il Decreto-Legge n.163/95 conv. da Legge n.273/95 hanno individuato i settori pubblici principali per la definizione e l’adozione della Carta, tra cui quella dell’Istruzione, e l’obbligatorietà della stessa.

Ogni "Carta" altro non è che un documento nel quale ciascun soggetto erogatore di un servizio pubblico definisce e rende note all’esterno:

  • i principi fondamentali ai quali ispira la sua attività;

  • i fattori di qualità come caratteristiche fondanti dell’attività;

  • gli standard o livelli quantitativi dell’organizzazione;

  • il controllo o valutazione del servizio interno tramite meccanismi predeterminati;

  • le procedure di reclamo per rimediare errori o danni dell’amministrazione, a disposizione dell’utenza.

  • Nel caso specifico della Carta dei Servizi della Scuola, il documento-contenitore deve comprendere:

    1. Il Progetto Educativo dell’Istituto.
       

    2. La Programmazione Educativa della Scuola.
       

    3. La Programmazione Didattica della Scuola.
       

    4. Il Regolamento Interno dell’Istituto.

     

    Questi altri documenti programmatici o normativi integrano e completano in ogni aspetto, dal punto di vista dell’istituzione e dal punto di vista dell’utenza scolastica, l’intera organizzazione di un determinato Istituto Comprensivo all’interno di uno specifico contesto socio-culturale ed economico-territoriale, nel rispetto e nell’applicazione puntuale, corretta della legislazione e della normativa generale che determina il funzionamento di qualsiasi istituzione scolastica.

     

    RIFERIMENTI LEGISLATIVI E NORMATIVI

     

    · COSTITUZIONE Italiana

    ¨ art. 3

    Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

    é compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese.

     

     

    ¨ art. 33

     

    L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.

    La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.

    Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.

    La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.

    è prescritto un esame di Stato per l’ammissione ai vari ordini di scuole o per la conclusione di essi e per la abilitazione all’esercizio professionale.

    Le istituzioni ad alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamento autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello stato.

     

     

    ¨ art. 34

     

    La scuola è aperta a tutti.

    L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.

    I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.

    La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.

    · LEGGE 7 agosto 1990 n°241

     

    · D.L. 3 febbraio 1993 n°29

     

    · D.LGS. 10 novembre 1993 n° 470

     

    · D.LGS. 23 dicembre 1993 n° 546

     

    · DIRETTIVA PRESIDENTE CONS. MINISTRI

    ¨ 27 gennaio 1994

    ¨ 11 ottobre 1994

    · DECRETO PRESIDENTE CONS. MINISTRI 19 maggio 1995

     

    · DECRETO-LEGGE

    12 maggio 1995 n°163

    convertito da LEGGE 11 luglio 1995 n°273

    · C.C.N.L.-COMPARTO SCUOLA 4 agosto 1995

     

    PRINCIPI FONDAMENTALI

     

    1. UGUAGLIANZA:

    Nessuna discriminazione nell’erogazione del servizio scolastico viene compiuta per motivi riguardanti il sesso, la razza, l’etnia, la religione, la lingua, le opinioni politiche, le condizioni psicofisiche, sociali ed economiche.

    Le prestazioni tuttavia non sono uniformi ma tengono conto delle diverse condizioni personali, sociali e culturali degli alunni al fine di conseguire i risultati desiderati.

    In ottemperanza a quanto suddetto si dovrà tendere alla valorizzazione di tutte le risorse umane, professionali, culturali, materiali e tecnologiche disponibili in ogni realtà scolastica (plessi dell’Istituto Comprensivo).

     

    2. IMPARZIALITA’ E REGOLARITA’

    Tutto il personale delle scuole e gli Organi Collegiali vigenti ispirano i propri comportamenti e le proprie decisioni a criteri e procedure di democraticità, giustizia e imparzialità.

     

    3. ACCOGLIENZA E INTEGRAZIONE

    Le scuole dell’Istituto Comprensivo si impegnano, con opportuni ed adeguati atteggiamenti ed azioni di tutti gli operatori del servizio, a favorire l’accoglienza dei genitori e degli alunni, l’inserimento e l’integrazione di questi ultimi, con particolare riguardo alla fase di ingresso alle classi iniziali e alle situazioni concernenti alunni portatori di handicap, alunni stranieri, alunni disadattati, alunni svantaggiati, alunni ospedalizzati, alunni in condizioni di difficoltà sul piano dell’apprendimento e del comportamento.

     

    4. DIRITTO DI SCELTA, OBBLIGO SCOLASTICO E FREQUENZA

    Viene garantita la facoltà ai genitori degli alunni di iscrivere i propri figli scegliendo tra le scuole di questo Istituto Comprensivo, nei limiti della capienza obiettiva di ciascuna di esse, normativamente regolamentata.

    In caso di eccedenza di domande verrà considerato il criterio della territorialità (residenza, domicilio, sede di lavoro dei familiari, ecc.).

    L’obbligo scolastico e la regolarità della frequenza sono assicurati con interventi di prevenzione e controllo dell’evasione e dispersione scolastica da parte dell’istituzione.

     

    5. PARTECIPAZIONE, EFFICIENZA E TRASPARENZA

    Al fine di tutelare il diritto alla corretta erogazione del servizio e per favorire la collaborazione necessaria a conseguire le finalità istituzionali, la gestione della scuola avviene - nell’ambito delle norme vigenti - attraverso la partecipazione e la collaborazione di tutte le componenti (istituzioni, personale, genitori).

    I genitori hanno, secondo le modalità disciplinate dalla Legge n°241/90, diritto di accesso alle informazioni in possesso della scuola che li riguardano e la scuola stessa garantisce scelte organizzative che favoriscono il colloquio e la collaborazione tra scuola e famiglia.

    La scuola assicura la massima semplificazione possibile delle procedure, garantendo un’informazione completa e trasparente.

    Le famiglie, nei modi e nei limiti stabiliti dalla normativa vigente, potranno formulare proposte e osservazioni per il miglioramento del servizio.

    La scuola si impegna a collaborare con gli Enti Locali, le Aziende USSL, le Associazioni e i Gruppi culturali, professionali, sportive e ricreative presenti sul territorio per realizzare la sua funzione di centro di promozione culturale, sociale e civile, consentendo l’uso regolato degli edifici e delle attrezzature fuori dell’orario scolastico.

    Le attività scolastiche e l’orario di servizio di tutto il personale si uniformano a criteri di efficienza, efficacia e flessibilità nell’organizzazione dei servizi amministrativi, dell’attività didattica e dell’offerta formativa integrata.

     

    6. LIBERTA’ DI INSEGNAMENTO ED AGGIORNAMENTO DEL PERSONALE

    La programmazione delle attività educative e didattiche assicura, nel rispetto della libertà di insegnamento dei docenti, scelte formative che garantiscono il raggiungimento delle finalità istituzionali contribuendo ad uno sviluppo armonico della personalità degli alunni.

    Tutto il personale scolastico si impegna a migliorare la propria professionalità sul lavoro.

    Nell’ambito della disponibilità finanziaria, delle linee di indirizzo e delle strategie di intervento definite dall’Amministrazione Scolastica, la scuola organizza e coordina attività di formazione ed aggiornamento, anche in collaborazione con istituzioni, Enti ed associazioni culturali e professionali.

     

    PARTE I^

    AREA DIDATTICA

    La scuola, con l’apporto delle competenze professionali del personale e con la collaborazione e il concorso delle famiglie, delle istituzioni e della società civile del territorio è responsabile della qualità delle attività educativo/didattiche e si impegna a garantirne l’adeguatezza e la pertinenza con le attuali esigenze formative degli alunni, nel rispetto di obiettivi validi per il raggiungimento delle finalità istituzionali: la formazione dell’uomo e del cittadino.

    Essa procede gradualmente nel corso del quinquennio per il raggiungimento di

    FINALITà EDUCATIVE che rappresentano principi, aspirazioni, valori verso cui indirizzare l’attività didattica nel convincimento che esse rappresentano condotte, atteggiamenti, comportamenti, modi di pensare, abitudini, consuetudini raggiungibili a lungo termine e con il concorso sinergico di altre agenzie formative (famiglia, ambiente, mass-media...)

    OBIETTIVI DIDATTICI che riguardano:

  • atteggiamenti    -     manifestazioni di sè

  • comportamenti  -     reazioni a stimoli e situazioni diverse

  • conoscenze       -     capacità, abilità, competenze

  • da raggiungere come traguardi dell’apprendimento, tenendo ben presente, per ogni singolo alunno,

     

     

    ¨l’aspetto psicologico

    Þ

    il grado di sviluppo e di maturazione raggiunto in un certo momento della vita scolastica.

     

    ¨ l’aspetto logico

    Þ

    la razionalità dei saperi che devono costituire i contenuti dell’apprendimento.

     

    ¨ l’aspetto socio-culturale

    Þ

    le esigenze formative dell’alunno e della società.

    Ogni situazione didattica, intenzionale e sistematica, deve aiutare gli alunni

    a realizzare la prima alfabetizzazione culturale,

    ad acquisire i fondamentali tipi di linguaggio,

    a padroneggiare i quadri concettuali,

    a costruire progressivamente il pensiero riflesso e critico,

    a potenziare la creatività e l’autonomia di giudizio.

    a risolvere problemi.

    Si inseriscono a questo punto del discorso alcune note esplicative, sintetiche ed essenziali, dei riferimenti normativi.

    RIFERIMENTI NORMATIVI

     

    NOTE ESPLICATIVE

     

    Legge n° 820 del 24/09/1971 art. 1

     

     

    Vengono istituite le attività integrative e gli insegnamenti speciali "con lo scopo di contribuire all’arricchimento ed alla formazione dell’alunno"; viene avviata la realizzazione della scuola a tempo pieno.

     

    D.M. 28/02/1972

     

     

    Evidenzia la necessità di "organizzare" la pluralità degli interventi previsti dall’art. 1 della legge 820/71 superando il "tradizionale momento dell’insegnamento unico e programmando momenti di collaborazione" tra gli insegnanti, con la partecipazione delle famiglie interessate.

     

    D.P.R. n° 416/74 art. 3 e n° 279/94 art. 5

     

     

    I Consigli di Interclasse, con la sola presenza degli insegnanti, hanno competenza a realizzare il coordinamento didattico e i rapporti interdisciplinari.

     

    D.P.R. 416/74 art. 4 e D.P.R. 279/94 art. 10

     

     

    Il Collegio dei Docenti ha il compito di curare "la programmazione dell’azione educativa anche al fine di adeguare, negli ambiti degli ordinamenti stabiliti dallo Stato, i programmi di insegnamento alle specifiche esigenze ambientali".

     

    D.P.R. 416/74 art. 6 e D.P.R. 279/94 art. 8

     

     

    Il Consiglio di Istituto ha potere deliberante, su proposta della Giunta, per quanto concerne l’organizzazione della vita e dell’attività.

     

     

    L. n°517/77 art. 2

     

     

    Il Collegio dei docenti, elabora il piano attività sulla base dei criteri generali indicati dal Consiglio di Istituto e delle proposte dei Consigli di Interclasse.

     

     

    C.M. n° 169 del 21/7/1978

     

     

    "La prima applicazione della legge n° 517/77 ha messo in evidenza l’importanza dei nuovi criteri della programmazione educativa. Il principio della programmazione affida alla comunità scolastica il compito di progettare la propria attività in risposta ai bisogni educativi effettivamente individuati, utilizzando nel modo migliore le risorse educative di cui la scuola dispone (insegnanti, strutture, servizi). I piani di lavoro redatti dai singoli insegnanti dovranno inserirsi in una dimensione Collegiale per evitare che la programmazione didattica possa diventare la pura somma di piani di lavoro avulse dal progetto globale educativo-scolastico elaborato dal Collegio dei Docenti.

     

    D.M. del 9/2/1979

     

     

    Nuovi programmi didattici per la scuola media; l’ordinamento riflette i principi della programmazione curricolare e le fasi in cui essa si articola, prevedendo anche l’organizzazione di attività interdisciplinari, interventi individualizzati, raggruppamenti di alunni anche di classe diverse, l’utilizzazione di docenti specializzati nell’ambito consentito dalla legge n°517/77.

     

     

    D.P.R. n° 104 del 12/2/1985

     

     

    Programmi didattici per la scuola primaria: "spetta ai docenti, collegialmente e individualmente, effettuare con ragionevole previsione la programmazione didattica, stabilendo le modalità concrete per mezzo delle quali conseguire le mete fissate dal programma e la scansione più opportuna di esse.... La programmazione, nel quadro delle mete indicate dal programma, delineerà i percorsi e le procedure più idonee per lo svolgimento dell’insegnamento...."

     

    Legge n° 467 del 9/8/1985 art.1 c.1

     

     

    "Le attività didattiche e quelle d’aggiornamento si svolgono tra il 1° settembre ed il 30 giugno".

     

     

    C.M. n° 323 del 23/8/1986

     

     

    La legge n°467/85 prevede che le attività didattiche e quelle di aggiornamento si svolgano nel periodo compreso tra il 1° settembre ed il 30 giugno. Pertanto il personale direttivo e docente deve assicurare la presenza nella scuola alla data del 1° settembre per lo svolgimento delle predette attività.

    Si precisa che le attività didattiche riguardano, oltre lo svolgimento delle lezioni, anche la programmazione dell’azione educativa di competenza del Collegio dei docenti. Tale programmazione, partendo da una valutazione delle difficoltà e dei risultati riscontrati nell’anno scolastico precedente, dovrà prevedere gli obiettivi formativi per il nuovo anno.

     

    Legge n°148/90 art. 1, c.2 e art. 5, c.1

     

     

    "Continuità del processo educativo".

    La programmazione dell’attività didattica, nella salvaguardia della libertà di insegnamento, è di competenza degli insegnanti, che vi provvedono sulla base della programmazione dell’azione educativa approvata dal Collegio dei Docenti.

     

    Art. 5, c.2 lett. d e c. 7

     

     

    Aggregazione delle materie di studio per ambiti disciplinari e ripartizione del tempo da dedicare all’insegnamento delle diverse discipline del curricolo.

     

    Art. 8, c. 1

     

     

    Organizzazione di eventuali progetti di attività di arricchimento e di interazione degli insegnamenti curriculari.

     

    Art. 8, c. 2

     

     

    Organizzazione delle attività di tempo pieno.

     

    Art. 9, c. 1

     

     

    Due ore settimanali da dedicare alla programmazione didattica da attuarsi in incontri Collegiali dei docenti di ciascun modulo, in tempi non coincidenti con l’orario delle lezioni.

     

    Art. 9 , c. 5

     

     

    Criteri per la sostituzione di docenti assunti per un periodo non superiore a cinque giorni.

     

    Legge n°104 del 5/2/1992 art. 13, c.5

     

     

    Gli insegnanti di sostegno assumono la contitolarità delle sezioni e delle classi in cui operano, partecipano alla programmazione educativa e didattica e alla elaborazione e verifica delle attività di competenza dei Consigli di Interclasse e dei Collegio dei Docenti.

     

    D.P.C.M. del 7/6/1995

    "Carta dei servizi della scuola"

     

     

    La programmazione educativa, elaborata dal Collegio dei Docenti, progetta i percorsi formativi correlati agli obiettivi ed alle finalità delineati dai programmi. Al fine di armonizzare l’attività del consigli di Intersezione, di Interclasse e di classe, individua gli strumenti per la rilevazione della situazione iniziale e finale e per la verifica e la valutazione dei percorsi didattici.

    Sulla base dei criteri espressi dal Consiglio di Istituto o di Istituto, elabora le attività riguardanti l’orientamento, la formazione integrata, i casi di recupero, gli interventi di sostegno.

     

    Al fine di promuovere un armonico sviluppo della personalità degli alunni, il Istituto prevede una serie di incontri a livello di Commissione Continuità Scuola Materna/Scuola Elementare - Scuola Elementare/Scuola Media inferiore con l’utilizzo di strumenti quali test, prove oggettive, colloqui individuali, scambi di informazioni, schede, visita degli alunni negli edifici scolastici.

    Nella scelta e adozione dei libri di testo, come delle strumentazioni didattiche, la scuola assume come criteri di riferimento la validità culturale e la funzionalità educativa, con particolare riferimento agli obiettivi formativi. Nella programmazione dell’azione didattica i docenti devono adottare soluzioni idonee a rendere possibile un’equa distribuzione dei testi e del materiale scolastico, nell’arco della settimana, in modo da evitare giornalmente un sovraccarico di peso da trasportare.

    Gli insegnanti, nel rispetto della validità, importanza e necessità dello svolgimento di attività extrascolastiche in orari pomeridiani da parte degli alunni, sottolineano comunque l’importanza e la priorità di un momento di lavoro e di studio a casa, come riflessione individuale su quanto appreso a scuola, tenendo conto dei tempi realmente a disposizione dei ragazzi. Per questo motivo, ogni docente, nell’assegnare i "compiti" da svolgere a casa opera in coerenza e collaborazione con gli altri colleghi del modulo, sulla base della programmazione didattica per classi parallele.

    I compiti pertanto vengono assegnati per:

    • rafforzare e consolidare gli apprendimenti e le abilità appresi in classe;

    • responsabilizzare gradualmente il bambino e avviarlo al lavoro autonomo;

    • offrire alla famiglia un’occasione di conoscenza del lavoro scolastico e di dialogo con i figli;

    • reperire materiale informativo e riportare esperienze significative.

     

    "La scuola, quale agenzia formativa di persone e cittadini, educa e istruisce in modo intenzionale e sistematico."

     

    2) SCELTE EDUCATIVE.

    Le Scuole Elementari del nostro Istituto Comprensivo intendono fare propri i principi e i fini educativi e formativi contenuti nella Premessa dei Programmi Ministeriale del 1985 e nella Riforma degli Ordinamenti del 1990.

    In particolare si enunciano alcune finalità fondamentali:

    A) L’ALFABETIZZAZIONE CULTURALE: al termine del quinquennio di frequenza nella Scuola Elementare, ogni alunno, tenute in debita considerazione le proprie potenzialità e possibilità soggettive, unitamente e adeguatamente alle capacità maturate e alle abilità - competenze acquisite, sarà in grado di conoscere, riconoscere e utilizzare gli alfabeti dei diversi saperi, al fine di poter interagire con la realtà in modo autonomo, consapevole e critico, nell’ottica e nella prospettiva del "saper essere" e del "saper fare".

    B) LA CONVIVENZA DEMOCRATICA: negli stessi termini, la scuola vuole favorire, per ogni soggetto, un processo di identificazione positivo graduale e continuo fino al riconoscimento, al confronto, allo scambio e alla collaborazione con "l’altro", coetaneo o adulto, al fine di sviluppare le capacità relazionali e sociali della "persona" e del futuro "cittadino".

    C) LO STAR BENE: la Scuola Elementare deve altresì contribuire, attraverso un clima relazionale positivo, a promuovere nell’alunno la fiducia in se stesso, l’autostima, la serenità e nello stesso tempo la capacità di saper convivere con dubbi, incertezze nonché saper risolvere conflitti e questioni interpersonali.

    A tale scopo la Scuola favorirà contesti e momenti finalizzati al benessere degli alunni come soggetti e come gruppi attivi e partecipi.

    D) LA PROMOZIONE: La Scuola Elementare è impegnata ad attuare interventi, attività ed iniziative che permettano all’alunno di migliorare i comportamenti e incrementare gli apprendimenti.

    L’Istituzione pertanto agirà sul piano dell’educazione e dell’istruzione individuando per ogni alunno i punti di partenza soggettivi effettivi, quindi, nel rispetto delle capacità e attitudini personali, degli stili cognitivi di apprendimento, favorirà con ogni mezzo lo sviluppo armonico, equilibrato ed integrale della personalità.

    E) L’AUTONOMIA: La Scuola Elementare si organizza e si attiva per favorire un ambiente di apprendimento che promuove nell’alunno la conoscenza di se stesso al fine di organizzare la propria sfera cognitiva, affettiva ed emotiva in modo armonico, motivato e prosociale.

    3) SCELTE CURRICULARI - DIDATTICHE.

     

    Le Scuole Elementari procedono alla definizione e alla stesura della programmazione e della organizzazione didattica sulla base dei seguenti criteri:

    A) Salvaguardia della libertà di insegnamento dei docenti, contestualmente al diritto - dovere di ogni singolo insegnante di tenere aggiornate le proprie competenze professionali.

    B) Conoscenza, considerazione, valutazione degli effettivi punti di partenza soggettivi di ciascun alunno.

    C) Individuazione e scelta delle finalità educativa/cognitiva/apprenditiva generali da proporre nel corso del quinquennio.

    D) Elaborazione successiva di programmazioni disciplinari annuali finalizzate al raggiungimento degli obiettivi educativi e didattici precedentemente individuati.

    E) Articolazione conseguente di programmazioni disciplinari bimestrali per

  • obiettivi specifici, contenuti, attività, metodologie, mezzi, strumenti, sussidi, verifiche;

  • unità didattiche;

  • progetti didattici;

  • mappe concettuali.

  • Il complesso delle programmazioni - organizzazioni didattiche prevede anche il lavoro di raccordo interdisciplinare laddove possibile, funzionale e produttivo per il processo di insegnamento - apprendimento nonché l’attenzione al significato e al valore formativo delle "discipline" già previste nei programmi unitamente alle "educazioni trasversali", indispensabile strumento culturale, didattico e metodologico di un apprendimento non separato in compartimenti stagni.

     

    4) SCELTE METODOLOGICHE - DIDATTICHE.

    Il compito della Scuola Elementare, oggi, non è principalmente e unicamente quello di "trasmettere" il sapere, quanto piuttosto insegnare all’alunno ad "imparare ad imparare": l’alunno stesso, con la guida degli insegnanti, costruisce, elabora e utilizza le proprie conoscenze.

    Secondo questa ottica, la nostra scuola dovrebbe sempre meglio coniugare i diversi metodi di insegnamento quali:

  • la lezione frontale;
     

  • la conversazione, la discussione, il dialogo;
     

  • l’apprendimento per tentativi ed errori, per scoperte, con il metodo della ricerca;
     

  • il lavoro di gruppo, il problem-solving;
     

  • la didattica per concetti, per progetti ....
     

  • il cooperative learning;
     

  • il Tutoring.

  • Gli stessi insegnanti contitolari e compresenti in un modulo, devono essere consapevoli di garantire l’unitarietà, l’interdisciplinarità e la trasversalità del processo di insegnamento/apprendimento attraverso il dialogo e la capacità progettuale.

    5) SCELTE ORGANIZZATIVE.

    ORGANIZZAZIONE DIDATTICA

    1) Il gruppo di insegnamento.

    L’unità organizzativa base della Scuola Elementare è il modulo che è costituito normalmente da tre insegnanti su due classi (ed eccezionalmente da tre classi con quattro docenti), ai quali si aggiungono, a seconda delle specifiche situazioni, insegnanti di sostegno, di religione, di lingua straniera.

    Tutte le decisioni organizzative, quindi riguardano il modulo che costituisce l’unità di riferimento per orari, gruppi, docenti, ecc.

    2) Il docente di sostegno e le figure professionali di supporto.

    Il docente di sostegno assume la contitolarità delle classi in cui opera, programma e attua interventi educativi personalizzati per i soggetti portatori di handicap; collabora con gli insegnanti del modulo, integrando i propri interventi nel progetto dei gruppi di insegnamento di cui fa parte, per contribuire all’attuazione di percorsi individualizzati, in rapporto ai diversi stili e tempi di apprendimento di ciascun bambino; collabora con i genitori e gli specialisti delle strutture territoriali per mantenere migliori rapporti con i servizi specialistici e per incrementare la qualità degli interventi didattici in generale. Opera nel Istituto un docente qualificato, con un impegno a tempo pieno, lo Pscicopedagogista .

    3) L’insegnamento della lingua straniera.

    L’insegnamento della lingua straniera è svolto per tre ore settimanali ed è realizzato con l’impiego di docenti in possesso dei previsti requisiti di competenza.

    Operano nel Istituto docenti specialisti e specializzati che garantiscono la massima diffusione dell’insegnamento della lingua straniera. Nella maggior parte dei casi è presente nel modulo un insegnante competente (specializzato) in lingua straniera che integra l’insegnamento della lingua straniera con quello di altri ambiti all’interno del medesimo ambito disciplinare.

    Attualmente, nel nostri Istituto vengono insegnate le seguenti LS: FRANCESE - INGLESE.

    4) I.R.C.

    Nelle Scuole Materne ed Elementari l’insegnamento dell’ I.R.C. può essere impartito dall’insegnante di classe, riconosciuto idoneo dall’autorità ecclesiastica, che sia disposto a svolgerlo e che può revocare la propria disponibilità prima dell’inizio dell’anno scolastico.

    Qualora nel modulo non ci sia alcun insegnante che ha dato la disponibilità, l'insegnamento della Religione Cattolica è garantito da docenti specialisti assegnati dalla Curia Vescovile.

    Il diritto di avvalersi o non avvalersi dell’ I.R.C. viene esercitato dai genitori degli alunni su richiesta dell’autorità scolastica all’atto dell’iscrizione alla Scuola Materna e alle prime classi delle Scuole Elementari.

    La scelta operata ha effetto per l’intero anno scolastico cui si riferisce e per i successivi anni di corso in cui è prevista l’iscrizione d’ufficio , fermo restando, anche per le modalità di applicazione, il diritto di scegliere ogni anno se avvalersi o non avvalersi dell’ I.R.C..

    Chi non si avvale dell’ I.R.C. può operare le seguenti scelte:

    1. Attività didattiche e formative.

    2. Attività di studio e/o di ricerca individuali con assistenza di personale docente.

    3. Entrata posticipata o uscita anticipata dalla scuola.

    4.  

    5) Progetti di qualità.

    Per arricchire e qualificare la proposta formativa vengono organizzati gruppi diversi dalle classi che, con la presenza garantita dei docenti, consentono di realizzare come attività ordinarie e sistematiche per gruppi ristretti di alunni:

  • iniziative di recupero per alleviare le difficoltà di adattamento o lo svantaggio nell’apprendimento;

  • iniziative di sostegno per supportare situazioni di apprendimento non consolidate;

  • iniziative di potenziamento per incrementare abilità e atteggiamenti creativi.

  • IL TEMPO SCUOLA

    1) Il tempo settimanale della scuola.

    L’orario delle attività didattiche per tutti gli alunni è fissato in non meno di 27 ore e non più di 30 ore settimanali. La variabilità è determinata dall’introduzione della lingua straniera.

    Sulla base delle condizioni strutturali, dei servizi e della domanda sociale il Consiglio di Istituto ha determinato l’orario delle attività didattiche.

    Il tempo scuola è distribuito su 5 giorni con 2 o 3 rientri pomeridiani, con o senza servizio mensa.

    2) Il tempo della didattica.

    La disparità tra corrispondenza degli orari insegnanti/alunni, la considerazione di tutte le discipline ed educazioni previste dai programmi come essenziali, l’esigenza di adeguare la risposta della scuola ai bisogni/diritti individuali sono le principali ragioni che giustificano l’articolazione interna dell’orario e ne fanno una questione organizzativamente rilevante.

    I criteri per l’aggregazione delle discipline in ambiti e per la ripartizione del tempo da dedicare all’insegnamento delle diverse discipline del curricolo sono indicati nel D.M. 10/9/91 e nella L. 148/90.

    I tempi nei quali tutti i docenti sono presenti simultaneamente offrono possibilità di impiego diversificato (attività di laboratorio, interventi di recupero e approfondimento).

    La programmazione settimanale è la chiave organizzativa per garantire l’autoregolazione continua del modulo, in modo da perseguire la massima qualità dell’azione di insegnamento secondo i criteri dell’unitarietà, dell’adeguamento ai bisogni individuali, della completezza del curricolo.

     

     

    Si tratta concretamente dell’applicazione dei principi di :

    · contitolarità

    · corresponsabilità

    · collegialità

      che devono governare il funzionamento del team-docente.

      E’ in questa sede che si valutano "in itinere" l’andamento dell’attività ed i risultati conseguiti dagli alunni, che si confrontano, integrano e bilanciano i concreti piani di insegnamento per la settimana successiva negli ambiti disciplinari, che si decide come realizzare attività individualizzate e per gruppi ristretti assistite direttamente dai docenti.

      6) INSERIMENTO E INTEGRAZIONE ALUNNI IN SITUAZIONE DI HANDICAP.

      Il nostro Istituto Comprensivo già da anni si è organizzato per rispondere alle esigenze e alle problematiche connesse all’accoglienza, all’inserimento e alla integrazione degli alunni portatori di handicap fisici, psicofisici, sensoriali, psichici, la cui presenza nella scuola e nella società viene garantita a livello normativo dalla Legge / Quadro n°104 del 1992.

      In particolare la nostra Scuola:

    • in collaborazione con il Servizio di Unità operativa di Neuropsichiatria infantile e il Servizio di Assistenza Sociale dell’Azienda USSL n°10 di Albino comprensiva del Distretto sociosanitario di Gazzaniga, definisce il piano annuale degli inserimenti degli alunni "H" e assicura gli Organi necessari (insegnanti di sostegno statali, insegnanti specialisti della Provincia, assistenti educatori Comunali) per assicurare l’efficienza organizzativa del servizio scolastico e l’efficacia degli interventi educativi, didattici e assistenziali;

    • in collaborazione con il docente Psicopedagogista dell’Istituto, usufruisce da diversi anni di un servizio che cura in modo particolare ogni situazione di handicap coordinando il gruppo delle insegnanti di sostegno e mantenendo continui rapporti con gli specialisti dell’USSL, oltre a essere a disposizione delle famiglie degli alunni;

    • in collaborazione con le componenti direttamente interessate e coinvolte (Direttore Didattico, Psicopedagogista, insegnanti comuni e di sostegno, assistenti educatori, rappresentante USSL, genitori) istituisce annualmente il gruppo "H" di Istituto il quale si riunisce periodicamente per verificare e valutare le situazioni legate all’handicap, per affrontare questioni e problemi, per proporre interventi e attività;

    • in collaborazione con i docenti titolari e di sostegno dei moduli scolastici e delle sezioni in cui sono inseriti alunni problematici, predispone annualmente il Piano Educativo Individualizzato e il Profilo Dinamico Funzionale relativi ad ogni singolo alunno "H", strumenti indispensabili per l’attuazione del lavoro di insegnamento - apprendimento.

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      7) DISAGIO SCOLASTICO.

      Le ragioni, le cause, le variabili relative al disagio scolastico di determinati alunni, sia sul piano dell’apprendimento che del comportamento, sono molteplici, spesso ancora sconosciute, altre volte, seppure note, di difficile interpretazione per l’attivazione di interventi efficaci,

      La nostra scuola, in questi ultimi anni, ha posto particolare attenzione al problema del disagio, dello svantaggio, degli alunni in difficoltà.

      Per far fronte alle suddette questioni essa si organizza attuando:

    • il servizio Psicopedagogico dell’Istituto il quale, su indicazione e in collaborazione con i docenti delle Scuole Materne, statali e non statali, e delle Scuole Elementari, contribuisce all’analisi e comprensione del fenomeno e alla progettazione degli interventi;

       

    • il gruppo di lavoro interistituzionale (Scuola - USSL - Distretto) composto da specialisti, esperti docenti, ha iniziato il lavoro di monitoraggio e progettazione di forme di interventi per la prevenzione e il trattamento del disagio nella Scuola Materna;

       

    • il Collegio dei Docenti approva e garantisce l’attuazione di progetti specifici elaborati dai docenti dei singoli moduli scolastici per l’utilizzo delle ore settimanali di compresenza e contemporaneità al fine di attuare interventi di sostegno, recupero , rinforzo educativo - didattico dei soggetti con difficoltà.

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      8) VERIFICA E VALUTAZIONE.

      La verifica di qualsiasi attività educativo - didattica rappresenta il momento in cui i docenti predispongono opportuni momenti di osservazione, prove di controllo, test, questionari al fine di

      accertare che il lavoro svolto sia stato efficiente (ha cioè promosso e favorito progressi negli alunni);

      accertare che il lavoro svolto sia stato efficace (gli stessi alunni hanno dimostrato di aver incrementato i loro saperi e migliorato i loro comportamenti cognitivi e relazionali).

      E’ evidente quindi che il momento della verifica viene effettuata periodicamente, al termine di una o più tappe del processo di insegnamento / apprendimento, rappresentando un’indispensabile strumento di informazione, controllo, indicazione per gli stessi insegnanti oltre che elemento di conoscenza per l’alunno e la famiglia circa l’andamento scolastico.

      La verifica è pertanto legata alle caratteristiche del prodotto scolastico, mentre la valutazione investe totalmente le caratteristiche del processo di insegnamento - apprendimento, partendo dall’atto progettuale della programmazione fino ad arrivare a quello del controllo.

      La valutazione è sicuramente un’operazione complessa, la cui principale funzione è quella di produrre modalità di conoscenza e significazione dell’azione educativo - didattica al fine di migliorare le condizioni strumentali, metodologiche e didattiche del "fare scuola".

      Particolare rilievo assume l’osservazione, strumento attraverso il quale si rilevano i bisogni educativi e istruttivi degli utenti e sui quali la scuola progetta e programma interventi e attività.

      La nostra scuola è consapevole che la valutazione è un processo che avviene in itinere, vale a dire all’inizio, durante e alla fine di ogni percorso formativo.

      Inoltre, proprio la valutazione stessa deve essere formativa, non deve cioè penalizzare o giudicare l’alunno, bensì favorire la conoscenza e lo sviluppo delle potenzialità di ogni alunno, in un ottica di incremento delle capacità e delle competenze.

      Valutare presuppone quindi da parte del docente la disponibilità a pensare e ripensare il proprio lavoro al fine di migliorarlo e renderlo più efficace.

       

      9) ALUNNI STRANIERI.

      La progressiva presenza di alunni stranieri, soprattutto extracomunitari, frequentanti la scuola dell’obbligo, impone all’istituzione scolastica stessa di organizzarsi in modo tale da poter accogliere, inserire, integrare questi alunni nel modo meno traumatico possibile.

      A livello del nostro Istituto, ogni qualvolta si presenta un caso del genere, la famiglia dell’alunno viene invitata ad uno o più colloqui per poter disporre delle informazioni e degli elementi indispensabili al fine di individuare in quale classe l’allievo è opportuno che venga inserito.

      Di seguito, il team - docente del modulo interessato, con la collaborazione del Direttore Didattico, dello Pscicopedagogista, dei colleghi degli altri moduli costruisce un progetto individualizzato per la graduale scolarizzazione del soggetto.

      A tale proposito, le nostre scuole possono usufruire anche della disponibilità di insegnanti elementari in pensione i quali, grazie ad una specifica normativa, rientrano a scuola "part-time" proprio in funzione del lavoro da effettuare con gli alunni stranieri.

      Inoltre, da qualche anno, grazie all’interessamento e alla disponibilità sia della Provincia di Bergamo che della Comunità Montana Valle Seriana, anche il nostro Istituto dispone di una risorsa professionale nuova e preziosa: la mediatrice culturale, nella fattispecie una persona qualificata di lingua madre araba la quale, avendo studiato in Italia, parla correttamente la nostra lingua e pertanto segue per alcune ore settimanali i casi più problematici di alunni stranieri provenienti dall’area del "MAGREB", intervenendo anche a livello dei loro genitori per le comunicazioni scuola/famiglia.